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Le Origini

Il turista che arriva a Roccaraso forse non sa che dove oggi sorgono Alberghi, strutture sportive e moderne costruzioni risiedette un’antichissima e prosperosa comunità.

Probabilmente di epoca romana, si hanno notizie di insediamenti già dai secoli V e IV a.C.; infatti tombe ed oggetti rinvenuti, permettono di accostarli a quelle ben note della grande acropoli di Aufidena e del territorio peligno. Altre notizie ci sono riportate da Tito Livio che ci racconta di attraversamenti da parte del condottiero Annibale del valico di Roccaraso, per ben due volte, nell’autunno del 217 e nel 211, spostandosi da Capua fino alla Sabina, per poter attaccare Roma.

I documenti tacciono completamente sulla storia dei paesi dell’Altopiano e quindi anche di Roccaraso, fino a dopo il mille: segno evidente che le vicende degli esistenti nuclei di popolazione non si svolgevano ancora intorno a centri ben individuati, quali invece si erano già affermati nelle pianure.

Nella seconda metà dell’XI secolo e nella prima metà del XII balzano fuori dai documenti, tutti in una volta, i nomi di ROCCA RASINI, PESCU COSTANTII, ecc..

Roccaraso fu inizialmente conteso tra il Monastero di Santa Maria di Cinquemiglia e i Conti Di Sangro, che ne ebbero il possesso, tranne qualche interruzione, fino alla metà del XV secolo.

Nel 1316 si costituì l’Universitas Civium con un Sindicus e Roccaraso si liberò definitivamente dalla Signoria dei Benedettini. Sotto il re Ladislao Roccaraso infatti continuava ad essere annoverata nel comprensorio del Regno di Napoli e la sua storia si interseca quindi con le vicende napoletane. Nel 1412 i feudi di Roccaraso e Castel di Sangro furono dichiarati di regio demanio ed uniti amministrativamente per la loro posizione strategica. Sotto Giovanna I, Giovanna II di Napoli e Pio Alfonso D’Aragona le lotte di predominio si risentirono anche nel Sangro.

Nel suo viaggio verso Napoli S. Bernardino si fermò nel paese per lenire le piaghe delle lotte intestine e a ricordo rimane la piccola e dolce chiesetta alla porte di Roccaraso.

Il XVI secolo vede affidata la signoria di Roccaraso alla famiglia dei Carafa, mentre nel XVII secolo a disputarsene il possesso troviamo Giovanni Marchesciano, Giovanni Carlo Lanzalonga, Nunzio De Silvestro, Annibale De Letis, Don Marino Caracciolo, la cui famiglia ebbe diritto di feudo su Roccaraso fino al 1806, anno dell’abolizione del feudalesimo.

Dopo un periodo oscuro sotto feudatari non sempre amati, agli inizi del 1500 rifiorisce l’economica agricola e pastorale che durò per tutto il secolo vedendo raddoppiato il reddito.

Sotto il Vicereame spagnolo nacque la piaga del brigantaggio che si circonfuse di un alone leggendario con le vicende note di Crocitto e Tamburrino che alimentarono la fantasia popolare.

La storia di Roccaraso segue gli sviluppi del Regno di Napoli dal tentativo fallito della Repubblica Partenopea alla formazione del Regno d’Italia.

Antico Abitato di Roccaraso e i suoi monumenti

L’interno della rocca originaria, o “Terra Vecchia”, di Roccaraso era costituito da un serrato gruppo di casette e cinto dalle mura e dalla roccia. Aveva il quartiere, sorto dopo il terremoto del 1456, sul pendio settentrionale del “Colle” che digrada verso l’altopiano e verso la strada che scende a Castel di Sangro.

Questa parte dell’abitato, sorta in primo tempo come “borgo”, finì per diventare, nel secolo XVII, la parte centrale del nuovo paese, con strade più spaziose e regolari, una chiesa di notevoli proporzioni e qualche edificio nobiliare.

Va ricordata la Chiesa Parrocchiale, dedicata a S. Maria Assunta, che sorgeva sul piazzale che si apre davanti alla porta settentrionale della rocca e proprio a fronte della torre trecentesca, ma non fu parrocchiale fin dalla sua origine, che rimonta forse alla prima metà del secolo XVI. Sappiamo, infatti, che nel 1316, quando ebbe inizio il distacco della parrocchia di Roccaraso dalla pieve di S. Maria di Cinquemiglia, le funzioni essenziali per la cura delle anime furono assegnate alla Chiesa di S. Ippolito; solo nel 1590 la nuova chiesa sorta in sito più centrale e dominante, ebbe il titolo di parrocchia e nel 1635 di “Ricettizia”.

Ai primi anni del Seicento la Chiesa, attraverso successivi ampliamenti, aveva raggiunto la struttura definitiva, a tre navi separate da colonne in pietra su cui posavano tre arcate a tutto tondo; la copertura delle tre navi era ottenuta con volte a botte di costruzione settecentesca. La chiesa aveva 9 altari nel 1588 e 15 nel 1630, ma alcuni, posticci, furono poi demoliti; ne restarono 11 quasi tutti costruiti nei secoli XVII e XVIII, in marmi policromi intarsiati, opera, quasi certamente, dei raffinati marmorari di Pescocostanzo.

Nella chiesa erano raccolte anche pregevoli opere in legno scolpito: il pulpito, addossato ad una colonna della nave maggiore, era di elegante fattura cinquecentesca e mostrava precise affinità con quello della Collegiata di Pescocostanzo; il fonte battesimale era composto di due parti di epoca diversa.

I primi danni nelle sue strutture essenziali li subì a causa dei terremoti del 1703 e 1706, finché non fu completamente distrutta durante l’ultima guerra.

Ricostruita ex novo fu consacrata con rito solenne nel 1954.

L’unica opera della Chiesa, salvata perché nascosta ai tedeschi, è la statua argentea di S. Ippolito, protettore di Roccaraso, pregevole opera di oreficeria napoletana, dono munifico largito nel 1688 dal barone Donato Berardino Angeloni.

Tra gli edifici più interessanti oltre ai palazzetti nobiliari da ricordare il “Teatro” fatto costruire nel 1698 da Donato Berardino Angeloni il vecchio: era giudicato uno dei più antichi teatri italiani costruiti come tali sulle fondamenta nel periodo di gran voga del melodramma e della farsa. La costruzione era sorta secondo un progetto funzionale: un largo portale dava l’accesso ad una spaziosa corte scoperta, adatta per la sosta dei carri scenici e per il raduno della folla; al primo piano erano alcuni vani per trattenimenti e feste ed al secondo piano era la sala delle rappresentazioni. Sulla facciata si aprivano con fantasiosa asimmetria, un porticato e due loggiati ad arco tondo: ”dalla porta del cortile a quella d’ingresso, dal doppio vano della loggetta alla doppia teoria di finestre, è tutta un’armonia di curve dal raggio degradante” scriveva l’Agostinoni. Sul cornicione in pietra correva incisa in bei caratteri classici una lunga e solenne iscrizione.

Corrado Ricci, storico dell’arte, descrivendo il teatro di Roccaraso, rievocò questa scena immaginaria: ”Veggo salire da Sulmona o dalle parti di Napoli le compagnie comiche col carro d’attrezzi e costumi. E’ il Carro di Tespi del capitan fracassa o il carro che scriveva Filippo Pananti nel Poeta di Teatro……”

Possiamo aggiungere qualche notizia dei lavori che andarono in scena a quei tempi in questi teatri di provincia, sulla base di un manoscritto che ci ha conservato farse ed intermezzi musicali composti nei primi decenni del Settecento a Pescocostanzo come “Lo fegliuolo ‘mpertenente”, “Pulcinella fatto principe”, “S’usa così”, “I birbi”, “Le quattro nazioni”.

Per la Chiesa di San Bernardino non vi sono notizie storiche documentate, per cui l’unico punto di riferimento riguardo alla sua origine è una iscrizione posta sul portale, “1851”.

Eretta sul margine della grande via, là dove, secondo la tradizione, S. Bernardino sostò durante un suo viaggio di predicazione.

L’edificio fu restaurato nel 1715 e fu riedificato nel 1954.

La Chiesa di San Rocco fu eretta nel 1656, come atto votivo dei cittadini scampati alla peste. Dall’epigrafe posta sul portale si deduce che, nell’anno 1743, i Roccolani rinnovarono i loro voti al Santo.

DESCRIZIONE ATTUALE: E’ l’unico fabbricato scampato alla furia dell’ultima guerra:

La facciata con coronamento a capanna e leggermente incorniciata da paraste appena accennate, in blocchi di pietra irregolari: il portale in pietra viva è sormontato da cimosa con volute laterali disposte a mo’ di timpano spezzato, al centro delle quali si trova un’epigrafe datata 1743. Chiude il coronamento del portale lo stemma del paese raffigurante tre torri. Nella parte alta si apre una finestra rettangolare che inferiormente presenta un motivo ornamentale a conchiglia. L’interno, ad aula unica e con abside semicircolare, presenta dietro all’altare maggiore, che poggia su colonnine in marmo, un coro ligneo, al di sopra del quale s’imposta sulla parete di fondo un’adorna nicchia contenente la statua di S. Rocco e lateralmente ad essa due ovuli decorati in stucco. Sul lato sinistro vi sono un altarino marmoreo e un rilievo in bronzo.

Annessa alla chiesa esiste una cappella privata della famiglia Angeloni d’impronta barocca, ricoperta di cupolino arricchito da motivi ornamentali in stucco.

Cultura e Tradizioni

Roccaraso e il comprensorio degli Altopiani Maggiori d’Abruzzo (Pescocostanzo, Rivisondoli e Rocca Pia), del quale fa parte, rappresenta il top per una vacanza dell’appennino centromeridionale.

Molta strada è stata percorsa da quel lontano 1897 quando, con l’inaugurazione della tratta ferroviaria Sulmona-Carpinone, si crearono le basi per lo sviluppo turistico di Roccaraso e dei paesi limitrofi.

Già dai primi anni del ‘900, infatti, alberghi ed affittacamere cominciarono ad accogliere i primi villeggianti che, sempre più numerosi, nel tempo hanno reso Roccaraso una località turistica di primissimo piano.

Lo testimonia una pubblicazione del Touring Club Italiano dell’aprile del 1910, in cui si riportano foto di una gara di salto con la pertecipazione di atleti norvegesi.

Dopo i tragici avvenimenti connessi alla Seconda Guerra Mondiale (Roccaraso fu completamente distrutta dall’esercito tedesco in ritirata), gli abitanti di Roccaraso ebbero la forza e la capacità di ricostruire il loro paese riportandolo, in breve, ad essere la punta di diamante del turismo montano, invernale ed estivo.

Il Territorio

Posto alla sinistra dell’alto corso del fiume Sangro e compreso nel Parco Nazionale della Majella, il centro di Roccaraso è collocato nel piano di Cinquemiglia e per secoli è stato crocevia per la transumanza e i commerci tra Nord e Sud.
Citato alla fine del Mille (Rocca Rasini o Rasuli), fu dei Conti Di Sangro, nel Quattrocento dei Carafa e dei Marchesciano.
Fu minato e distrutto durante la seconda guerra mondiale e ricostruito poco distante.
Nella moderna parrocchiale dell’Assunta è custodito il busto argenteo del patrono, pregevole prodotto dell’arte orafa napoletana.
Roccaraso è la maggiore stazione sciistica dell’Italia centromeridionale (piste e impianti di risalita dell’Aremogna), ma è molto frequentata anche in estate grazie al supporto di attrezzate strutture ricettive. Al turismo si affiancano l’allevamento (bovini e ovini) e l’agricoltura (cereali e foraggi).

Strutture Ricettive

Una vacanza, quella sugli Altopiani Maggiori d’Abruzzo, capace pertanto di soddisfare il turista in ogni stagione, anche attraverso la riscoperta del centro storico di Pescocostanzo, ricco non solo di testimonianze architettoniche, ma anche di autentiche opere d’arte gelosamente conservate nella importante Basilica di Santa Maria del Colle.
Lasciatevi dunque condurre per mano alla scoperta di questa terra particolarmente generosa di fascino e provate a lasciarvi coccolare dall’ospitalità, cordialità e gentilezza delle genti d’Abruzzo.

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